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Saggio su Il Trattato di Non Proliferazione Nucleare: Successo o Fallimento? - 2084 parole
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La genesi del Trattato di non proliferazione nucleare
L'alba dell'era atomica nel 1945 non si limitò a porre fine a una guerra mondiale; introdusse un'ombra esistenziale permanente sulla civiltà umana. All'inizio degli anni '60, la comunità internazionale si trovava di fronte a una traiettoria terrificante. Il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy predisse notoriamente nel 1963 che il mondo avrebbe potuto vedere quindici, venti o persino venticinque stati dotati di armi nucleari entro gli anni '70. La tecnologia si stava diffondendo e la logica del realismo suggeriva che ogni grande potenza avrebbe prima o poi cercato il deterrente supremo. Fu in questo clima di imminente catastrofe che il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) fu redatto nel 1968 ed entrò in vigore nel 1970.
Il TNP fu concepito come un "grande compromesso" tra due gruppi distinti: i cinque stati dotati di armi nucleari riconosciuti (Stati Uniti, Unione Sovietica, Regno Unito, Francia e Cina) e il resto del mondo. Il trattato poggia su tre pilastri fondamentali. Primo, la non proliferazione: gli stati non nucleari promisero di non acquisire mai armi nucleari, mentre gli stati nucleari promisero di non trasferirle. Secondo, il disarmo: le cinque potenze nucleari riconosciute si impegnarono a perseguire negoziati in buona fede per porre fine alla corsa agli armamenti e raggiungere il disarmo completo. Terzo, l'uso pacifico dell'energia nucleare: tutte le parti conservavano il "diritto inalienabile" di sviluppare l'energia nucleare per scopi civili, come la produzione di energia e la medicina, sotto stretta supervisione.